Cover art for La Bella Canzone Di Una Volta by Elio e le Storie Tese

La Bella Canzone Di Una Volta

May 14, 19991 viewer

[Intro: Stefano Bollani]
Ve la ricordavate questa? Eh, va beh, erano altri tempi, ma ora voglio farvi sentire un'altra canzone, una canzone che ho scritto proprio l'altro giorno, per voi...


La bella canzone di una volta
Faceva sorridere la gente
Che la trovava divertente
E la cantava a voce alta
La bella canzone di una volta
Faceva commuovere la gente
Che la ascoltava attentamente
E la imparava in una volta

La canta il commissario al lestofante
La fischia il portinaio spazzolante
Mentre la balia col poppante
La trova molto interessante
L'accenna il giovanotto dal barbiere
E dopo un po' la sa tutto il quartiere
Che pullula di mille capinere
E a mezzanotte c'è l'oscurità


Capinere, capinere, ognuno le vuole amar
Sono bianche, sono nere, sono nella mia città


Che bella la canzone di una volta
Che si ascoltava andando a capinere;
Noi della ronda del piacere
Ne abbiamo fatte delle belle
Ricordo per esempio di un mio amico
Che non voleva andare a capinere:
L'abbiam portato con la forza
Ed ha goduto nell'oscurità
(e ci ringrazia ancora adesso)

Capinere, capinere, ognuno le vuole amar
Sono bianche, sono nere, sono nella mia città

Mi manca la canzone d'altri tempi
Ingenua e piena di malizie
Che cementava le amicizie
E poi si andava tutti a capinere
Invece la canzone d'oggigiorno
La fanno utilizzando i macchinari
Non te la levi più di torno
Con la sua cassa Rotterdam
About
Song Bio

Il brano è una bonaria presa in giro della tipica canzone italiana del primo dopoguerra, spesso definita come canzone “d'altri tempi”.

I richiami sono molteplici, non solamente a livello di sonorità, ma anche nella scelta delle parole utilizzate, con termini vagamente desueti (ad esempio, “lestofante” o “giovanotto”). Inoltre, la voce di Elio sembra uscire da un grammofono, cioé l'antico giradischi, ed è a tratti tremolante o imprecisa, come se non avesse subito alcun tipo di “moderna correzione,” così come la pronuncia stessa delle parole ricorda un modo di cantare “démodé,” con le parole ben distinte e le consonanti marcate, in special modo la “N”.

Il brano trae molti riferimenti da una canzone del 1928, “Il Tango Delle Capinere,” scritta in origine dal noto autore Cesare Andrea Bixio e interpretata, nel tempo, da cantanti come Nilla Pizzi e Fred Buscaglione.

A tal proposito, è evidente una presa in giro della società del tempo, in cui il perbenismo la faceva da padrone con tutte le sue contraddizioni (una su tutte, il tema delle case di tolleranza).

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